"Tutte le mie canzoni sono terapia. Per analizzare me stesso."

E' molto più facile comprendere questo concetto se anche tu sei un artista. Ma supponendo di leggere su due colonne affiancate la biografia di Seal da un lato e i testi delle sue canzoni dall'altro, ci diventano improvvisamente comprensibili (e più tollerabili) caratteristiche e manifestazioni di tante altre persone intorno a noi.

SealHenry Olumide Samuel è nato a Londra il 19 febbraio '63 da genitori di origine nigeriana, Francis e Bisi. Francis, idraulico e decoratore d'interni, e Bisi, casalinga, divorziarono quando Seal era ancora un infante che fu allora allevato in una prima fase da genitori adottivi (o affidatari) e ripreso in custodia in un secondo tempo ancora da suo padre, che intanto era andato a convivere con un'altra donna: Joyce, la quale diventa così la matrigna di Seal. E proprio con Francis avrà il rapporto più incerto e problematico, probabilmente per quell'andirivieni dal suo ruolo di figura di riferimento. Così ne parla in un'intervista "credo che mi volesse bene ma era solo incapace di manifestarmelo. Era una persona cupa che aveva perso molte opportunità nell'arco della sua vita". Ed è ragionevole ipotizzare che alcune di queste opportunità a cui si riferisce Seal, fossero in ambito affettivo.

Nonostante questa infanzia movimentata, SealHenry consegue una laurea in architettura, risultato prestigioso. La vita lavorativa dopo la laurea lo vede rivestire i ruoli più svariati, dal perito elettronico, all'acconciatore/disegnatore di capi in pelle (infatti è lui che si disegna lo spolverino in pelle che indossa nella copertine del primo album), e persino alla distribuzione di annunci pubblicitari per case d'appuntamento; questa fase apparentemente più eclettica e sperimentale, ma di fatto più dispersiva è sintomatica della ricerca dei riferimenti che gli sono mancati nella fanciullezza. Infatti la "trovata" degli annunci per prostitute gli costa l'arresto.

Nel frattempo Seal cerca di avviarsi ad una carriera musicale a Londra ma gli eventi lo portano lontano, a collaborazioni con gruppi come i Push, un gruppo funky che girava il Giappone e un gruppo blues Tailandese.
Il primo ha avuto importanza, più che dal punto di vista musicale, per avergli aperto la mente sulla vastità e le possibilità del mondo, facendolo uscire "dal suo vicolo"; la seconda collaborazione ha rappresentato probabilmente un trampolino motivazionale per cercare nuove esperienze di carattere spirituale che trova in India. Seal insiste sull'importanza della sua esperienza in India, dove è riuscito a trovare una serenità e una soddisfazione per il proprio futuro sconosciute fino ad allora. Cambia anche atteggiamento nei confronti delle sue cicatrici sul volto, derivategli da un'infezione cutanea giovanile, arrivando a considerarle come un dono mistico e un segno distintivo. Egli stesso dice che "se dovesse disegnare qualcosa, non riuscirebbe a disegnarlo bello come le sue cicatrici".
Questa nuova condizione emotiva e accettazione di se stesso gli permette di perdere quell'ansia di dover ottenere a tutti i costi un contratto discografico.

Ed è proprio allora che il contratto arriva.

Nel 1990 esordisce con il brano "Killer", scritto in collaborazione con Adamsky, un tastierista inglese. Il brano scala subito le classifiche inglesi e di mezzo mondo, catalizzando su Seal l'attenzione di Trevor Horn, personaggio che, grazie alle sue eccellenti produzioni con gli Art of Noise e gli Yes, era diventato un boss della discografia mondiale. Ma sarà Seal il suo "figlio" preferito. E i risultati degli anni successivi lo rendono palese, con un mix mistico di suoni acustici, orchestrazioni complesse e groove da discoteca che si andranno rinnovando di album in album.
Trevor Horn, poco incline ad ingaggiare artisti giovanissimi e poco maturi, deve sostenere un braccio di ferro con altre etichette interessate a Seal. Interessate però solo dopo il suo immediato e inaspettato successo con "Killer", perché prima di piombare al numero uno delle charts, molte case discografiche avevano mostrato scetticismo, per non dire difficoltà, all'idea di gestire un repertorio così diverso e raffinato che includeva l'eterna "Crazy". E la libertà artistica che Horn aveva promesso a Seal (oltre che a "un bel po' di soldi") sono stati la leva vincente che lo ha portato alla ZTT Records.
Evidentemente tutto il mondo è paese e questa è la classica storia dell'artista sopraffino ed eclettico che, ancora sconosciuto, viene evitato e guardato come un marziano. Appena fatto il botto con il primo singolo, le Major (che pretenderebbero di forzare le correnti) si prostrano ai piedi della novità prima inimmaginabile, utilizzando addirittura per degli spot commerciali (l'espressione massima del nazional-popolare) proprio i due brani che prima avevano rifiutato. Sopportiamo.

Tuttavia Seal era impreparato ai cambiamenti improvvisi della notorietà e tutto quello che ne ha seguito dopo. Una prima fase di esaltazione dove Seal stesso ricorda che, in un hotel ristorante della campagna attorno a Cambridge, "quando ci rendemmo conto che con Killer avevamo conquistato la prima posizione, superando Madonna, ho lasciato andare un ruggitoŠimmaginate le famiglie al ristorante vedere ruggire un uomo nero di un metro e novantaŠ" ma poi arrivano al pettine i "nodi" della sua fanciullezza, l'impatto con il successo immediato contrastato dalla costante paura di non meritarlo.

Sono stati anni tumultuosi, di continui confronti e conflitti fra il passato e il presente, anche per come cambia la percezione dei problemi, fino a intaccare la tua identità: "Šprima mi innervosivo se il mio assegno di disoccupazione arrivava in ritardo; ora mi girano le palle se la mia limousine non arriva".
Attacchi di panico, crisi d'identità, disturbi respiratori forse psicosomatici negli States e improbabili guaritori a Londra, l'ipocrisia della massa di persone all'improvviso intorno a te, Seal realizza presto che "quell'esperienza si stava rivelando l'esatto opposto di come l'avrebbe mai immaginata" e che "la notorietà può essere anche una bella rottura di scatole e soprattutto non può compensare l'affetto che non hai avuto da tuo padre".

L'album del '94, se vogliamo ancora più vario e sofisticato del primo, è il risultato di una lunga e accurata meditazione e del lungo lavoro su se stesso che ha permesso il superamento di questi conflitti interiori e contrasti d'identità e allo stesso tempo di accogliere a braccia aperte la vita, incluso il successo, anche grazie all'insistente lavoro di ripetersi continuamente "Ok, io valgo tutto questo e lo merito". Questo "approccio di totale apertura" del nuovo disco viene rappresentato da quella che è ora diventata la sua icona, immagine di forza attraverso la vulnerabilità.

Difficile dire se sia proprio il "Seal II" del 1994 l'album che più rappresenta la conquista dell'equilibrio interiore. Lo stesso "Human being" è un vero e proprio quadro tradotto in musica, che gioca sulla continuità stilistica piuttosto che sull'eterogeneità. Sono comunque entrambi manifesto di quel sentire, fondamentale per vivere "il tuo spazio personale che diminuisce, pur aumentando le persone intorno a te".

La vita di Seal si arricchisce nel 2005 di nuove importanti figure, raggiungendo un livello di coinvolgimento emotivo superiore: l'amore per Heidi Klum, la donna che sposa, e il loro primo figlio: Henry Gunther Ademola Dashtu Samuel.

E' poco dopo che il suo rapporto con Trevor Horn si chiude bruscamente ma i riferimenti un po' sibillini e le frecciate nel booklet dell'ultimo album di Seal, "System", non descrivono con chiarezza le dinamiche del suo divorzio da Trevor Horn. Si potrebbe tentare di fare due più due, accostando le frasi di distaccata e altezzosa accusa con le lacune affettive nella fanciullezza di Seal e un abbozzato profilo di quella che spesso è la figura del produttore, soprattutto quando il rapporto è così forte e fruttuoso come il loro.
Ed è probabile che l'ingresso prorompente di Heidi nella vita di Seal, sia stata percepita da Horn come una potenziale intrusione nelle decisioni artistiche e nelle sessioni di lavoro tra i due e, perché no, il produttore si può essere anche sentito spodestato di quel ruolo di figura di riferimento che con molta probabilità la pop star gli aveva consapevolmente o meno riconosciuto fino a quel momento.
Cosa che può accadere con una certa naturalezza se nelle fasi fondamentali della crescita mancano o si alternano le figure di riferimento come i genitori.
Già in passato, per la precisione fra il primo ed il secondo album, la loro collaborazione sembrava esser finita: Seal aveva scelto un nuovo produttore, Steve Lillywhite che aveva lavorato, fra tanti, anche con gli U2. Un pezzo grosso quindi. Tuttavia, Seal aveva subito ricontattato Trevor Horn chiedendogli di subentrare nella preparazione del disco perché "Steve era il produttore sbagliato per tutte le ragioni per cui Trevor era quello giusto".
Ma quella era stata una "pausa di riflessione" benefica, una riconferma per entrambi: Seal era tornato all'ovile e Horn aveva preso così il ruolo di figura che arriva in tuo soccorso.

Ora che c'era Heidi però le cose erano diverse. C'era qualcos'altro in ballo. E i produttori sono paragonabili alla figura di un Boss che non ammette sconfinamenti dai paletti piantati all'inizio e a volte fa' persino fatica a digerire la libertà accordata all'inizio. Anche con il suo figlioccio.
E con l'avvento della top model, qualcosa dev'esser successo; magari qualche episodio in studio, interferenze di qualche tipo o una richiesta nuova da parte di Seal che potesse rimarcare che qualcosa era cambiato. Horn deve essersi irrigidito, mostrando un lato e un sapore diverso e, con il background educativo di Seal che di certo non poteva reggere gli scossoni delle figure di riferimento, è un attimo entrare in conflitto.
Da un lato ci sono valori indiscutibili come lo spazio e la considerazione che la famiglia deve mantenere. Da un altro avrà contribuito di certo una buona dose di orgoglio e rigidità.

Forse corro così il rischio di ridurre questo finale di biografia ad una conversazione fra amici che si danno un tono affettando un po' di psicologia spicciola, ma d'altronde , se non sei intimo con Seal, è per ora l'unico modo per tentare di dare risposta a una separazione che nessuno avrebbe mai immaginato né voluto. Perché è anche giusto comunque ricordare che come Trevor Horn c'è solo Trevor Horn.

Però questo è il Seal Fan Club, fan club anche di tutto ciò che ruota intorno all'artista, incluso il nuovo produttore, il grande Stuart Price, che inoltre ha messo la firma per citarne uno lo splendido album di Madonna "Confessions on a dance floor"; e siamo quindi anche il fan club del nuovo "sistema" di Seal.
E lui è stato allenato duramente a dover cambiare "sistema".

Resta un po' "pazzo" per sopravvivere e "prega per quelli che muoiono"; e "tira fuori" il "fantastico" "essere umano" che sei e in nessun"sistema" ma solo in te puoi trovare il tuo "stato di grazia". "Proprio come mi hai detto tu".